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“Gli impianti fotovoltaici nella Valle del Sacco: il caso di Paliano”

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Bonifica e riperimetrazione Valle del Sacco, Aurigemma (FdI) contro Zingaretti (PD)

Gli impianti fotovoltaici nella Valle del Sacco: il caso di Paliano raccontato dal Comitato residenti Colleferro.

La Redazione di Casilina News garantisce il diritto di replica a chiunque volesse controbattere.

Gli impianti fotovoltaici nella Valle del Sacco: il caso di Paliano, il comunicato stampa

Gli impianti fotovoltaici recano gravi danni all’ambiente, al paesaggio e all’agricoltura. I progetti fotovoltaici su terreni agricoli sono considerati temporanei (anche se hanno una durata dell’ordine di 20-30 anni) e non modificano la destinazione urbanistica. Sono però impianti industriali: prevedono limitazioni di accesso, anche per la presenza di alte tensioni, ed infrastrutture specifiche, come elettrodotti e cabine di controllo.

I processi biochimici del suolo sono fortemente alterati per la mancata radiazione solare, il diminuito assorbimento delle acque piovane ed anche per l’uso di erbicidi al fine di controllare la vegetazione (a ben poco valgono gli impegni presi in sede di progetto a non usarli, dato che non ci sono né controlli né sanzioni).

Questo non vale per i progetti agrivoltaici ed in effetti ci sono casi in cui la produzione di energia si accompagna, per qualche tempo, ad una reale produzione agricola. Ma molto più spesso si qualificano come agrivoltaici progetti sulla base di generiche potenzialità agricole, in assenza di soggetti del settore agricolo, e in violazione delle linee guida ministeriali.

Il forte impatto degli impianti sul paesaggio è evidente, anche perché è difficile schermarli con siepi e alberature, che devono comunque essere poste ad una certa distanza. Come detto, valgono assai poco gli impegni in questo senso, volentieri dichiarati dai proponenti, ma che poi spesso si rivelano effimeri o del tutto disattesi.

I progetti presentati eccedono di circa tre volte le previsioni di sviluppo della produzione di energia da fonti di rinnovabili (FER) previste dal piano nazionale per il 2030.

Al marzo 2024 risultavano richieste di collegamento in rete per impianti FER per più di 300 GW (gigawatt), mentre il piano nazionale prevede un obiettivo al 2030 di 70 GW circa. Quindi molti impianti rimarranno scollegati a lungo, e forse per sempre, perché non è conveniente collegare impianti lontano dai principali elettrodotti, e non dovrebbero essere autorizzati. Ma in Italia si gioca sul fatto che ancora è in progetto l’adeguamento della rete di elettrodotti.

I procedimenti di valutazione di impatto ambientale (VIA) regionali non tengono conto in modo adeguato delle misure di tutela dei territori

Secondo la nostra esperienza i procedimenti di VIA regionali non garantiscono l’osservazione né delle linee-guida emanate dagli enti competenti, né della legislazione esistente. Accade così che un fotovoltaico a terra nel Comune di Paliano venga ridenominato agrivoltaico senza che subisca modifiche, solo sulla base di un foglio in cui un agronomo dichiara che il terreno è adatto a certe pratiche agricole.

Sebbene si preservano generalmente (finora) le aree protette, spesso non si tiene conto delle loro fasce di rispetto, garantite dal Dlgs 199/2021.

Così accade con la fascia di rispetto di 500 m del Monumento Naturale Selva di Paliano e Mola di Piscoli: in un progetto attualmente in sospeso la proponente dichiara (a nostro avviso erroneamente) l’area idonea, ai sensi del D.Lgs 199/2021, art. 20 comma 8 lett. c-ter, e non menziona nemmeno che esso ricade nella fascia di 500 m dal Monumento Naturale, e quindi non risulta idonea in base allo stesso comma 8, lett. c-quater del D.Lgs. 199/2021.

In proposito si fa presente che una recente sentenza del TAR dell’Emilia-Romagna dichiara, sulla base della vigente normativa, che la tutela della fascia di rispetto stabilita dalla lett. c-quater è prioritaria rispetto all’idoneità stabilita dalla lett. c-ter.

Un altro aspetto generalmente ignorato nei procedimenti di VIA sono le indicazioni della normativa vigente per evitare gli effetti negativi dell’accumulo di progetti in una stessa area.  Questo è certamente il caso del territorio di Colleferro, Paliano, Anagni, Genazzano, Artena e il sud della Ciociaria, dove in poco tempo sono stati approvati o sono in corso di approvazione numerosi progetti, alcuni dei quali minacciano l’integrità dei Monumenti Naturali.

Altra minaccia incombente è quella di un progetto di impianto a biogas, ad alto impatto ambientale, in fase di approvazione, nella zona agricola del Castellaccio, nelle immediate vicinanze delle abitazioni dei residenti. Simili progetti interessano Genazzano, Anagni, Artena, Ferentino. Se tutti i progetti in corso, non solo questi citati, verranno realizzati l’intera area, con i suoi abitanti, sarà sacrificata alla produzione di energia, o meglio, alla speculazione.

Chiediamo un’adeguata politica a difesa delle prospettive dell’agricoltura e del suolo del nostro territorio e il rispetto delle aree tutelate stabilite dalla programmazione regionale a difesa dell’ambiente.
E’ ora di dire basta alla speculazione senza controllo, difendendo i nostri diritti.

  • Carlo Boldrighini, presidente sezione Aniene e Monti Lucretili
  • Ina Camilli, rappresentante Comitato residenti Colleferro